Udienza Generale di Papa Francesco del 15 Giugno 2016

Carissimi tutti, salve!!
Anche questa settimana tra un giorno e l’altro sono arrivato a descrivere questa splendida catechesi un po in ritardo, perdonatemi. Il titolo descrive tutto:“La misericordia è luce (cfr. Lc 18,35-43)”

Riflettiamo assieme su cosa il Papa vuol farci ricordare:“Un giorno Gesù, avvicinandosi alla città di Gerico, compì il miracolo di ridare la vista a un cieco che mendicava lungo la strada (cfr Lc18,35-43). Oggi vogliamo cogliere il significato di questo segno perché tocca anche noi direttamente. L’evangelista Luca dice che quel cieco era seduto sul bordo della strada a mendicare (cfr v. 35). Un cieco a quei tempi – ma anche fino a non molto tempo fa – non poteva che vivere di elemosina. La figura di questo cieco rappresenta tante persone che, anche oggi, si trovano emarginate a causa di uno svantaggio fisico o di altro genere. E’ separato dalla folla, sta lì seduto mentre la gente passa indaffarata, assorta nei propri pensieri e in tante cose…E la strada, che può essere un luogo di incontro, per lui invece è il luogo della solitudine. Tanta folla che passa…E lui è solo.”
Con questa prima frase ci sono tante verità ancora viventi oggi. Ma ora leggiamo ciò che il Papa vuol ricordarci:“L’evangelista Luca dice che quel cieco era seduto sul bordo della strada a mendicare (cfr v. 35). Un cieco a quei tempi – ma anche fino a non molto tempo fa – non poteva che vivere di elemosina.” Purtroppo ancor’oggi queste creature sono messe in disparte, eliminate dalle società, per questo due intenzioni dell’Apostolato della Preghiera, parla proprio di questo. La prima dice:“Perché gli anziani, gli emarginati e le persone sole trovino, anche nelle grandi città, opportunità di incontro e di solidarietà”  Non possiamo far finta di non vedere le persone sofferenti, se facciamo questo gesto, le stiamo eliminando dalla società. Il Papa ci ricorda un’altra frase:“E la strada, che può essere un luogo di incontro, per lui invece è il luogo della solitudine. Tanta folla che passa…E lui è solo.” Il Pontefice, attraverso l’Insegnamento Caritatevole del Signore, ci vuol ricordare che non bisogna scartare nessuno. Gesù lo ricorda con queste parole:“Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.” (Mt. 7,12)

Leggiamo questa lunga frase del Pontefice che ci ricorda in questa catechesi:“E’ triste l’immagine di un emarginato, soprattutto sullo sfondo della città di Gerico, la splendida e rigogliosa oasi nel deserto. Sappiamo che proprio a Gerico giunse il popolo di Israele al termine del lungo esodo dall’Egitto: quella città rappresenta la porta d’ingresso nella terra promessa. Ricordiamo le parole che Mosè pronuncia in quella circostanza: «Se vi sarà in mezzo a te qualche tuo fratello che sia bisognoso in una delle tue città nella terra che il Signore, tuo Dio, ti dà, non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso. Poiché i bisognosi non mancheranno mai nella terra, allora io ti do questo comando e ti dico: Apri generosamente la mano al tuo fratello povero e bisognoso nella tua terra» (Dt 15,7.11). E’ stridente il contrasto tra questa raccomandazione della Legge di Dio e la situazione descritta dal Vangelo: mentre il cieco grida invocando Gesù, la gente lo rimprovera per farlo tacere, come se non avesse diritto di parlare. Non hanno compassione di lui, anzi, provano fastidio per le sue grida. Quante volte noi, quando vediamo tanta gente nella strada – gente bisognosa, ammalata, che non ha da mangiare – sentiamo fastidio. Quante volte, quando ci troviamo davanti a tanti profughi e rifugiati, sentiamo fastidio. È una tentazione che tutti noi abbiamo. Tutti, anch’io! È per questo che la Parola di Dio ci ammonisce ricordandoci che l’indifferenza e l’ostilità rendono ciechi e sordi, impediscono di vedere i fratelli e non permettono di riconoscere in essi il Signore. Indifferenza e ostilità. E a volte questa indifferenza e ostilità diventano anche aggressione e insulto: “ma cacciateli via tutti questi!”, “metteteli in un’altra parte!”. Quest’aggressione è quello che faceva la gente quando il cieco gridava: “ma tu vai via, dai, non parlare, non gridare”. L’ho voluta inserire, perché rappresenta quanto sia importante svegliarci da questa cecità spirituale, che ci fa deviare dalla Strada Giusta. Aiutiamo il prossimo, senza giudicarlo, altrimenti diventeremo cechi anche noi. Per questo diamoci una mossa, mettendo in vita il secondo consiglio dell’Apostolato della Preghiera:“Perché ci impegniamo a riportare la fraternità al centro della nostra società, troppo condizionata dalla cultura dello scarto.”

“Notiamo un particolare interessante. L’Evangelista dice che qualcuno della folla spiegò al cieco il motivo di tutta quella gente dicendo: «Passa Gesù, il Nazareno!» (v. 37). Il passaggio di Gesù è indicato con lo stesso verbo con cui nel libro dell’Esodo si parla del passaggio dell’angelo sterminatore che salva gli Israeliti in terra d’Egitto (cfr Es 12,23). È il “passaggio” della pasqua, l’inizio della liberazione: quando passa Gesù, sempre c’è liberazione, sempre c’è salvezza! Al cieco, quindi, è come se venisse annunciata la sua pasqua. Senza lasciarsi intimorire, il cieco grida più volte verso Gesù riconoscendolo come il Figlio di Davide, il Messia atteso che, secondo il profeta Isaia, avrebbe aperto gli occhi ai ciechi (cfr Is 35,5).” Leggendo con attenzione la riflessione di questa catechesi, il cieco nato, riconosce il Messia, quando viene annunciato nel versette 37 questa frase di liberazione:«Passa Gesù, il Nazareno!» “quando passa Gesù, sempre c’è liberazione, sempre c’è salvezza!” Questa è la verità più bella che noi tutti dobbiamo comprendere in questo cammino di conversione, senza farci intimidire dalla morte, perché essa è un “passaggio” dalla Liberazione del peccato, alla Salvezza Eterna.

C’è un’altro passo molto importante che dobbiamo imparare, ed il Papa lo ricorda con queste parole:“Gesù si rivolge al cieco e gli domanda: «Che cosa vuoi che io faccia per te?» (v. 41). Queste parole di Gesù sono impressionanti: il Figlio di Dio ora sta di fronte al cieco come un umile servo. Lui, Gesù, Dio, dice: “Ma cosa vuoi che io ti faccia? Come tu vuoi che io ti serva?” Dio si fa servo dell’uomo peccatore. E il cieco risponde a Gesù non più chiamandolo “Figlio di Davide”, ma “Signore”, il titolo che la Chiesa fin dagli inizi applica a Gesù Risorto. Il cieco chiede di poter vedere di nuovo e il suo desiderio viene esaudito: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato» (v. 42). Egli ha mostrato la sua fede invocando Gesù e volendo assolutamente incontrarlo, e questo gli ha portato in dono la salvezza.”
Nonostante Dio sappia tutto di noi, ci chiede:«Che cosa vuoi che io faccia per te?» (v. 41). Il rispetto del Signore verso di noi è Grande, per questo anche noi, dobbiamo aver rispetto del fratello che vediamo sofferente, senza mai scartarlo quando lo incontriamo. Se un’anima non ha tutto nella vita, non per questo dobbiamo eliminarlo, anzi dobbiamo imparare tanto da lui, perché “Dio si fa servo dell’uomo peccatore.” Nonostante il cieco non vedesse con i suoi occhi, non per questo la sua speranza è venuta a mancare, anzi gli ha permesso di rinnovare e rafforzare la Fiducia in Dio. Imitiamo dunque il cieco di Gerico, “Egli ha mostrato la sua fede invocando Gesù e volendo assolutamente incontrarlo, e questo gli ha portato in dono la salvezza.” Ora che il cieco è guarito, “Grazie alla fede”, “soprattutto, si sente amato da Gesù.” Che aspettiamo noi tutti a guarire dalla nostra cecità spirituale? Se guariremo anche noi «cominceremo a seguire Gesù, glorificando Dio» (cfr. Lc. 18,43), anche noi saremo con gioia suoi discepoli.

Voglio concludere questa riflessione, esortandovi nel vivere e amare il Signore, seguendo gli Insegnamenti di Gesù, con l’invito del Pontefice:“Gesù effonde la sua misericordia su tutti coloro che incontra: li chiama, li fa venire a sé, li raduna, li guarisce e li illumina, creando un nuovo popolo che celebra le meraviglie del suo amore misericordioso. Lasciamoci anche noi chiamare da Gesù, e lasciamoci guarire da Gesù, perdonare da Gesù, e andiamo dietro Gesù lodando Dio. Così sia!”

Rimaniamo uniti al Signore attraverso la preghiera; solo in Lui troveremo la Vera Luce, che ci Guida sulla Strada Giusta.

Dio ci Benedica e la Mamma ci Protegga.

Pace e Bene
Tony 🙂

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Udienza Generale

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One Comment on “Udienza Generale di Papa Francesco del 15 Giugno 2016”

  1. paolo ha detto:

    Grazie per l’invio dell Udienza Generale di Papa Francesco del 15 giugno 2016, avente per oggetto “La Misericordia è Luce”


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