37° Udienza Generale di Papa Francesco

Salve carissimi amici tutti, come state? Spero tutto bene.
Il Pontefice in quest’Udienza, con le sue semplici parole, approfondisce e spiega il “Sacramento della Riconciliazione o Confessione”.

Inizia così la catechesi:“Attraverso i Sacramenti dell’iniziazione cristiana, il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia, l’uomo riceve la vita nuova in Cristo. Ora, tutti lo sappiamo, noi portiamo questa vita «in vasi di creta» (2 Cor 4,7), siamo ancora sottomessi alla tentazione, alla sofferenza, alla morte e, a causa del peccato, possiamo persino perdere la nuova vita. Per questo il Signore Gesù ha voluto che la Chiesa continui la sua opera di salvezza anche verso le proprie membra, in particolare con il Sacramento della Riconciliazione e quello dell’Unzione degli infermi, che possono essere uniti sotto il nome di «Sacramenti di guarigione».”

Voi sapevate che il Sacramento della Riconciliazione insieme all’Unzione degli infermi, vengono definiti anche come «Sacramenti di guarigione»?
Beh, io dopo averlo sentito, sono rimasto per un po così, poi riflettendoci bene, è proprio vero.
D’altronde è il Sacramento della Riconciliazione che troviamo Misericordia in Dio. Confessando i nostri peccati, si apre di nuovo lo Spiraglio di Luce che si era chiuso per colpa dei peccati commessi. Riguardo a ciò il Papa ci ricorda:“Quando io vado a confessarmi è per guarirmi, guarirmi l’anima, guarirmi il cuore e qualcosa che ho fatto che non va bene. L’icona biblica che li esprime al meglio, nel loro profondo legame, è l’episodio del perdono e della guarigione del paralitico, dove il Signore Gesù si rivela allo stesso tempo medico delle anime e dei corpi (cfr Mc 2,1-12 // Mt 9,1-8; Lc 5,17-26).”

Purtroppo molti di noi non si avvicinano al sacramento per un motivo o per l’altro. Perché non si sentono pronti o per pensieri di questo mondo non si avvicinano nel dire i loro pensieri e dubbi al sacerdote. Per questa nostra debolezza dobbiamo smettere di avere questo pensiero, perché non stiamo ragionando secondo ciò che abbiamo imparato dagli insegnamenti di Gesù, ma tutt’altro. Riguardo ciò, il Papa ci vuol far ricordare riflettere con queste parole:“Nella celebrazione di questo Sacramento, il sacerdote non rappresenta soltanto Dio, ma tutta la comunità, che si riconosce nella fragilità di ogni suo membro, che ascolta commossa il suo pentimento, che si riconcilia con lui, che lo rincuora e lo accompagna nel cammino di conversione e maturazione umana e cristiana. Uno può dire: io mi confesso soltanto con Dio. Sì, tu puoi dire a Dio “perdonami”, e dire i tuoi peccati, ma i nostri peccati sono anche contro i fratelli, contro la Chiesa. Per questo è necessario chiedere perdono alla Chiesa, ai fratelli, nella persona del sacerdote. “Ma padre, io mi vergogno…”. Anche la vergogna è buona, è salute avere un po’ di vergogna, perché vergognarsi è salutare. Quando una persona non ha vergogna, nel mio Paese diciamo che è un “senza vergogna”: un “sin verguenza”. Ma anche la vergogna fa bene, perché ci fa più umili, e il sacerdote riceve con amore e con tenerezza questa confessione e in nome di Dio perdona.”
Il Papa ci ricorda il passo evangelico in cui Gesù diede ai Discepoli la Grazia di perdonare i peccati:“«Pace a voi!», soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (Gv 20,21-23). Questo passo ci svela la dinamica più profonda che è contenuta in questo Sacramento.”
Con questo passo ricordato dal Papa, il Sacramento della Riconciliazione, c’invita a vivere con penitenza e umiltà la Misericordia che Dio vuol donare a tutti noi.
Il Papa vuol continuare a dirci questo:“Anzitutto, il fatto che il perdono dei nostri peccati non è qualcosa che possiamo darci noi. Io non posso dire: mi perdono i peccati. Il perdono si chiede, si chiede a un altro e nella Confessione chiediamo il perdono a Gesù. Il perdono non è frutto dei nostri sforzi, ma è un regalo, è un dono dello Spirito Santo, che ci ricolma del lavacro di misericordia e di grazia che sgorga incessantemente dal cuore spalancato del Cristo crocifisso e risorto.”
Se però noi siamo sofferenti perché non abbiamo perdonato il fratello che ci ha fatto del male non possiamo vivere nella Pace, ache dopo confessati. Per questo, “solo se ci lasciamo riconciliare nel Signore Gesù col Padre e con i fratelli possiamo essere veramente nella pace. E questo lo abbiamo sentito tutti nel cuore quando andiamo a confessarci, con un peso nell’anima, un po’ di tristezza; e quando riceviamo il perdono di Gesù siamo in pace, con quella pace dell’anima tanto bella che soltanto Gesù può dare, soltanto Lui.”

Quindi carissimi, non lasciamoci trascinare da idee strane, ma come dice il Papa:“Quando riceviamo il perdono di Gesù siamo in pace, con quella pace dell’anima tanto bella che soltanto Gesù può dare, soltanto Lui.”

Amici tutti, riguardo al Sacramento della Confessione, quando ci sentiamo pesanti interiormente è i vari peccati che ci opprimono, essi ci fanno soffrire. Non possiamo dunque eliminare questo Prezioso Sacramento, ma avviciniamoci più spesso con sincerità, umiltà e vero amore al Signore che ci aspetta, LUI HA VINTO IL PECCATO!!!!

Vi lascio con questa prima esortazione di Papa Francesco che chiama tutti alla Salvezza, attraverso la Confessione, per poi ricevere in Pace e Amore il Sacramento dell’Eucaristia.
Ecco a voi ciò che il Papa ci dice:“Uno, quando è in coda per confessarsi, sente tutte queste cose, anche la vergogna, ma poi quando finisce la Confessione esce libero, grande, bello, perdonato, bianco, felice. E’ questo il bello della Confessione! Io vorrei domandarvi – ma non ditelo a voce alta, ognuno si risponda nel suo cuore -: quando è stata l’ultima volta che ti sei confessato, che ti sei confessata? Ognuno ci pensi… Sono due giorni, due settimane, due anni, vent’anni, quarant’anni? Ognuno faccia il conto, ma ognuno si dica: quando è stata l’ultima volta che io mi sono confessato? E se è passato tanto tempo, non perdere un giorno di più, vai, che il sacerdote sarà buono. E’ Gesù lì, e Gesù è più buono dei preti, Gesù ti riceve, ti riceve con tanto amore. Sii coraggioso e vai alla Confessione!”

Non lasciamoci trascinare dai pensieri inutili che ci fanno solo star male.
Ecco a voi la seconda esortazione o pensiero dolce, sentito fortemente dal Papa:“Cari amici, celebrare il Sacramento della Riconciliazione significa essere avvolti in un abbraccio caloroso: è l’abbraccio dell’infinita misericordia del Padre. Ricordiamo quella bella, bella parabola del figlio che se n’è andato da casa sua con i soldi dell’eredità; ha sprecato tutti i soldi, e poi, quando non aveva più niente, ha deciso di tornare a casa, non come figlio, ma come servo. Tanta colpa aveva nel suo cuore e tanta vergogna. La sorpresa è stata che quando incominciò a parlare, a chiedere perdono, il padre non lo lasciò parlare, lo abbracciò, lo baciò e fece festa. Ma io vi dico: ogni volta che noi ci confessiamo, Dio ci abbraccia, Dio fa festa! Andiamo avanti su questa strada. Che Dio vi benedica!”

Vi abbraccio fraternamente, augurandovi un buon cammino di conversione, verso la Vita Eterna.
In Cristo
Tony 🙂

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Udienza Generale

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